Anche la Puglia ha il suo Piano Casa. La notizia è del 22 luglio scorso. Il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità il testo che proroga al 31 dicembre 2011 la durata delle norme per il rilancio dell’edilizia e la riqualificazione urbana, inserendo disposizioni conformi a quanto richiesto dalla Legge Sviluppo.

Vediamo allora quali sono i punti principali che costituiscono questa legge.

Titolo I – modifiche alla Legge Regionale 14/2009 – Piano Casa, vengono date maggiori concessioni per l’ampliamento della volumetria complessiva, ulteriormente incrementabili in presenza di alcuni indicatori, purché gli immobili interessati risultino regolarmente accatastati. Gli enti locali avranno a disposizione nuove norme urbanistiche da attuare con procedure amministrative più rapide. Ad esempio, la Dia potrà sostituire la più complicata variante urbanistica.

Titolo II – disposizioni Decreto Sviluppo – misure che consentono di procedere ad una più rapida riqualificazione ambientale attraverso la demolizione di manufatti edilizi collocati in zone sensibili e residenziali, la loro ricostruzione e delocalizzazione. Gli incentivi offerti in termini di maggiori volumetrie variano da un minimo del 10% ad un massimo del 35% in più delle volumetrie originarie.

Viene incentivata anche la riqualificazione ecologica degli edifici ricadenti nelle aree urbane degradate, quella fisica e funzionale di aree interessate dalla presenza di edifici produttivi dismessi purché privi di qualità architettoniche e la delocalizzazione di edifici produttivi da aree destinate ad usi non compatibili.

Secondo l’Assessore Angela Barbanente, la velocità con cui la Regione ha proceduto al recepimento delle norme nazionali, adeguandole e adattandole alle esigenze del territorio, deriva dal fatto che azioni, fini e incentivi erano già presenti nella legislazione pugliese da diversi anni.

Per questo motivo, ha sottolineato l’Assessore, la Puglia è stata la prima regione a recepire il decreto sviluppo, senza tralasciare la qualità architettonica. Enti universitari o di ricerca, ma anche singoli esperti, possono  infatti segnalare le opere da sottoporre a tutela.

Fonte Ediportale