Cerchiamo di fare il punto della situazione Piano Casa, grazie alle informazioni fornite dal Sole24Ore.
Con l’approvazione della legge lombarda della scorsa settimana il piano casa entra infatti veramente nel vivo.
Sono permessi infatti ampliamenti del 20% se grazie ai lavori si riesce a risparmiare il 10% dell’energia necessaria al riscaldamento, porta a quota 4,1 milioni il numero di edifici mono o bi-familiari potenzialmente interessati dalle leggi regionali sugli ampliamenti.
In pratica, il 47% del popolo delle villette può adesso decidere se è il caso di allargarsi, sfruttando le nuove normative locali nate dall’intesa con il governo dello scorso marzo. Anche i consigli regionali di Lazio e Campania, poi, sono in dirittura d’arrivo e secondo il calendario previsto dovrebbero varare la propria legge entro luglio: dopo il loro disco verde, le normative locali riguarderanno sei villette su dieci.

Le lungaggini del confronto fra Stato e Regioni (che stanno ancora impantanando il disegno di legge sulla semplificazione, su cui si veda l’articolo a fianco) faranno però perdere a molti l’appuntamento con l’estate, che tradizionalmente è la stagione dei cantieri (secondo il Cresme il 70% delle ristrutturazioni viene avviato in questi mesi). Tutte le leggi regionali offrono ai comuni una finestra di tempo (in genere 60 giorni) per permettere ai comuni di introdurre limiti e definizioni, per cui prima di presentare la domanda è buona norma informarsi sugli orientamenti locali. La legge del Pirellone, invece, entrerà in vigore solo il 16 ottobre, per dare tempo ai comuni di introdurre limiti e definizioni, e per Lazio e Campania il calendario sarà probabilmente più lungo.

Al gruppo di testa, rappresentato anche da Piemonte, Veneto, provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana, Umbria si può aggiungere comunque la provincia di Trento, che non aderirà al piano casa (l’accordo con il governo non vincola le regioni e le province autonome) ma offre già nella legislazione “ordinaria” incentivi finanziari alle ristrutturazioni.
I calcoli si riferiscono alle abitazioni occupate con non più di due interni, in sostanza le villette mono e bifamiliari, con superficie sui 120-140 metri quadrati per unità immobiliare. Teoricamente, infatti, gli ampliamenti (ipotizzati nella misura standard del 20 per cento) sarebbero possibili anche in complessi più grandi, dove però in genere solo chi abita all’ultimo piano può davvero pensare di ingrandirsi ed è più difficile trovare l’accordo necessario a far partire i lavori. In condominio, infatti, è vero che chi occupa l’ultimo piano ha diritto alla sopraelevazione (fatte salve le norme urbanistiche), ma è altrettanto vero che gli altri condomini hanno diritto di pretendere la stretta osservanza di due principi tanto chiari quanto scivolosi nell’applicazione pratica: il decoro architettonico dell’edificio e la sua sicurezza statica. Senza contare che dopo i lavori occorre rifare la tabella millesimale, tra spese e litigi.

Quando i proprietari cominciano a essere più di due, e a maggior ragione se non sono parenti, è logico che molti dei piani sottostanti non vedano di buon occhio che il proprietario dell’ultimo piano si arricchisca così facilmente, e una ferma opposizione (magari da ammorbidire con un accordo economico) è più che probabile. Esiste, è vero, la possibilità di ampliare in larghezza, accontentando così tutti quanti, ma è ancora più complicato: bisogna che tutti siano d’accordo (altrimenti si rischia di avere un palazzo da film espressionista) e che ci sia lo spazio edificabile sul terreno adiacente.
Con la stessa logica è stata condotta l’analisi sugli immobili potenzialmente interessati dai premi di cubatura ancora più ampi (e più differenziati da regione a regione) nel caso di demolizione e ricostruzione. In questo caso, i numeri riguardano solo gli edifici considerati «in pessimo stato» ma regolarmente abitati, escludendo i tanti immobili sostanzialmente abbandonati che probabilmente non smuovono gli interessi necessari ad avviare una così costosa opera di riedificazione. Fatta questa tara, le unità immobiliari abitative potenzialmente interessate a ripartire da zero sono quasi 332mila, e poco meno di un terzo di queste si trovano nelle Regioni che hanno già legiferato.

Da questo punto di vista le novità più importanti arriveranno dalla Campania, che conta 34,5 abitazioni occupate «in pessimo stato» ogni mille: una frequenza più che doppia rispetto alla media nazionale. Nel panorama delle villette, invece, mancano ancora all’appuntamento con l’approvazione le regioni italiane dove la maggioranza della popolazione vive in case mono o bi-familiari: si tratta di Molise (60%), Sardegna (58,8%), Sicilia (53,6%), Basilicata (51,9%), Calabria (50,8%) e Abruzzo (50,4%. Tra le regioni che hanno approvato la legge è invece il Veneto a registrare l’intensità maggiore di piccoli immobili (48,9%), mentre la Lombardia ne ospita il numero assoluto più elevato (più di 1,1 milioni).

 

LE LEGGI APPROVATE: 7
Sono le norme di Piemonte, Lombardia, Veneto, provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana e Umbria

LE ABITAZIONI INTERESSATE: 4.091.183
Sono le abitazioni mono e bi-famigliari nelle regioni che hanno già approvato la legge sul piano casa

LA QUOTA: 47,3
E’ la percentuale delle abitazioni mono e bi-famigliari delle regioni che hanno approvato la legge in rapporto al totale nazionale

LE RICOSTRUZIONI: 114.870
E’ il numero di abitazioni occupate e in pessimo stato nelle regioni che hanno già approvato la legge

34,5
E’ il tasso (ogni mille) di abitazioni occupate ma in pessimo stato in Campania, la regione più direttamente interessata dal fenomeno

IL TOTALE: 8.984.631
E’ il numero di abitazioni occupate più direttamente interessate dai piani casa in tutte le regioni italiane