Le biomasse legnose

Per biomasse legnose, o biomasse ligno-cellusoiche, si intendono le biomasse composte principalmente da lignina e cellulosa, che possono provenire dal settore forestale come residui delle utilizzazioni boschive, oppure essere scarti delle industrie di trasformazione del legno, scarti di potatura e produzioni di colture legnose dedicate. Attualmente in Italia tali residui e produzioni sono ancora modeste, ma le potenzialità di sviluppo sono molto interessanti.

Le biomasse legnose costituiscono una risorsa locale che, se sfruttate in modo adeguato con un’attenta pianificazione, gestione e manutenzione, possono:
 

  • contribuire alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica fossile e altre sostanze inquinanti, e quindi ad un miglioramento alle condizioni di vita,
  • contribuire alla diffusione di una cultura volta all’ambiente e alla valorizzazione delle risorse ambientali locali,
  • creare figure professionali e società specializzate nel campo della bioenergia (per esempio società di servizi energetici E.s.co.),
  • dare spinta alla ricerca e allo sviluppo tecnologico per lo sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche rinnovabili.
  • Aumentare l’autonomia energetica nazionale

Negli anni novanta la tecnologia del “calore” ha indirizzato i suoi sforzi nell’aumento dell’efficienza degli impianti e nella riduzione delle emissioni incombuste, con lo scopo di rendere competitivi, dal punto di vista energetico ed economico, gli impianti a biomassa.
A livello domestico (potenza impianti da 10-35 kW), la messa a punto degli impianti a focolare chiuso, per esempio, permette di sostenere una combustione secondaria dei gas rilasciati nella combustione primaria della biomassa, consentendo l’aumento dei redimenti (aumento del calore utilizzabile), l’abbattimento delle emissioni nocive e la riduzione delle ceneri.
A livello di impianti per con potenze più elevate (35-100 kW) sempre per uso domestico o aziendale, la tecnologia di combustione a fiamma inversa, il controllo remoto da parte degli installatori e l’automatizzazione dei carichi di biocombustibili, della pulizia degli scambiatori di calore e della rimozione delle ceneri offrono un servizio che è pari a quello degli impianti a metano o gasolio, ma con il valore aggiunto di non contribuire alle emissioni in atmosfera di carbonio fossile e di utilizzare fonti energetiche locali.
La diffusione di impianti con potenze che vanno dai 100 ai 500 kW, si è, invece, affermata per la fornitura di calore a grandi edifici, a minireti di teleriscaldamento o per usi industriali. Anche in questo intervallo di potenza, la tecnologia sviluppata ha portato ad alti rendimenti e ad une buona facilità di utilizzo.
Anche per gli Impianti di grande taglia (oltre i 500 KW), destinati a fornire calore a un insieme di diverse utenze disperse sul territorio (anche raggi di 3 km), la tecnologia e la ricerca hanno permesso di rendere economico il riscaldamento centralizzato per interi paesi e frazioni, garantendo costi di fornitura competitivi rispetto al gas e al gasolio e sostenendo una filiera di utilizzazione e approvvigionamento di notevole interesse su scala locale. In questi impianti, inoltre, la fonte di calore può essere utilizzata per, attraverso un sistema di cogenerazione per produrre energia elettrica.

L’utilizzo delle biomasse legnose: sviluppo tecnologico in costante evoluzione

Negli anni novanta la tecnologia del “calore” ha indirizzato i suoi sforzi nell’aumento dell’efficienza degli impianti e nella riduzione delle emissioni incombuste, con lo scopo di rendere competitivi, dal punto di vista energetico ed economico, gli impianti a biomassa.
A livello domestico (potenza impianti da 10-35 kW), la messa a punto degli impianti a focolare chiuso, per esempio, permette di sostenere una combustione secondaria dei gas rilasciati nella combustione primaria della biomassa, consentendo l’aumento dei redimenti (aumento del calore utilizzabile), l’abbattimento delle emissioni nocive e la riduzione delle ceneri.
A livello di impianti per con potenze più elevate (35-100 kW) sempre per uso domestico o aziendale, la tecnologia di combustione a fiamma inversa, il controllo remoto da parte degli installatori e l’automatizzazione dei carichi di biocombustibili, della pulizia degli scambiatori di calore e della rimozione delle ceneri offrono un servizio che è pari a quello degli impianti a metano o gasolio, ma con il valore aggiunto di non contribuire alle emissioni in atmosfera di carbonio fossile e di utilizzare fonti energetiche locali.
La diffusione di impianti con potenze che vanno dai 100 ai 500 kW, si è, invece, affermata per la fornitura di calore a grandi edifici, a minireti di teleriscaldamento o per usi industriali. Anche in questo intervallo di potenza, la tecnologia sviluppata ha portato ad alti rendimenti e ad une buona facilità di utilizzo.
Anche per gli Impianti di grande taglia (oltre i 500 KW), destinati a fornire calore a un insieme di diverse utenze disperse sul territorio (anche raggi di 3 km), la tecnologia e la ricerca hanno permesso di rendere economico il riscaldamento centralizzato per interi paesi e frazioni, garantendo costi di fornitura competitivi rispetto al gas e al gasolio e sostenendo una filiera di utilizzazione e approvvigionamento di notevole interesse su scala locale. In questi impianti, inoltre, la fonte di calore può essere utilizzata per, attraverso un sistema di cogenerazione per produrre energia elettrica.

Impianti per la generazione di calore

Si devono distinguere gli impianti di applicazione domestica (stufe, caminetti e piccole caldaie) da quelli di applicazione per il riscaldamento centralizzato (impianti condominiali, impianti per reti di teleriscaldamento e impianti industriali).


Il combustibile legnoso: le sue forme

la biomassa legnosa è costituita principalmente da cellulosa, lignina e in piccola parte da altri composti. Durante la sua combustione viene liberata energia sottoforma di calore, che può essere usata per riscaldare quanto, attraverso un particola impianto (termo-elettrico), a produrre energia elettrica. La combustione porta a liberare energia e composti chimici come anidride carbonica, acqua, ossidi di azoto, anidride solforosa e ceneri.

  • Legna a pezzi -  è la tradizionale legna da ardere, (larghezza 10–15 cm e massimo 50 cm di lunghezza). Biocombustibile adatto a stufe e caminetti è disponibile in diversi formati in modo da soddisfare le diverse esigenze delle utenze.
     
  • Pellet – si contraddistingue per essere il biocombustibile legnoso più adatto alle utenze domestiche. Il pellet deriva dalla compressione di materiale legnoso fine in cilindri. Di ridotte dimensioni (cilindri di 15 mm di lunghezza e 8 mm di larghezza) è distribuito in comodi sacchetti generalmente di 15 kg), è facile e pulito da maneggiare.

     

  • Cippato –piccole scaglie di legno, che possono essere usate come biocombustibile legnoso sia per impianti domestici, quanto per grandi impianti.

Il successo delle biomasse legnose dipende:

•    scelta del tipo di combustibile legnoso più adatto alle proprie esigenze
•    utilizzo di caldaie ed impianti ad elevata efficienza (>85%)
•    scelta di un elevato grado di automazione
•    biocombustibile con basso contenuto d’acqua, in grado di garantire un elevato potere calorifico (p.c.i.)

Quale materiale legnoso può essere convertito in combustibile?

Nel DM dell’8 marzo 2002 sulla “Disciplina delle caratteristiche merceologiche dei combustibili aventi rilevanza ai fini dell’inquinamento atmosferico, nonché delle caratteristiche tecnologiche degli impianti di combustione” si afferma che è consentito l’uso di biomasse come biocombustibile per le seguenti tipologie:

  • materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate
  • materiale vegetale prodotto dal trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate
  • materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potatura
  • materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di sughero vergine, tondelli non contaminati da inquinanti
  • materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli, avente le caratteristiche previste per la commercializzazione e l’impiego

  • Piccoli impianti: stufe e caminetti, sistemi di combustione moderni e che combinano la loro elevata tecnologia con design adatti a tutte le case. Caldaie, veri e propri impianti di riscaldamento che si adattano, a seconda della potenza, alle esigenze di singole abitazioni quanto alle esigenze di un condominio. Sono impianti altamente automatizzati che richiedo solo una minima manutenzione annua. Il sistema più affermato è quello della combustione a fiamma inversa, che consiste in un sistema a due camere di combustione per mezzo delle quali si ha la combustione completa dei gas oltre che della biomassa, innalzando il rendimento della caldaia fino all’85%.
     
  • Grandi impianti: impianti con caldaie di elevata potenza per la produzione di calore da destinare ad una rete di teleriscaldamento, oppure impianti termo-elettrici per la produzione di energia elettrica (impianti con ciclo a vapore), che attraverso un recupero dell’energia termica avanzata, possono immettere calore in una rete di teleriscaldamento (questi impianti vengono chiamati impianti di cogenerazione). Alcuni sono idonei solo per legno già abbastanza secco (per esempio quello proveniente dalle industrie del legno), altri possono usare legno un po’ più umido. Questi impianti, appositamente sviluppati per la combustione di biomasse, si basano su sistemi a griglie fisse, oppure mobili, sistemi che riducono al minimo la quota di materiale incombusto e contemporaneamente la riduzione degli inquinanti gassosi.


This entry was posted on lunedì, febbraio 15th, 2010 and is filed under Architettura sostenibile, Bioedilizia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

2 Responses to “Le biomasse legnose”

  1. Le biomasse legnose on febbraio 17th, 2010 at 18:01

    [...] L’utilizzo delle biomasse legnose: sviluppo tecnologico in costante evoluzione … Leggi fonte notizia: Notizie correlate:Il BIOGAS | Architettura [...]

  2. diggita.it on febbraio 17th, 2010 at 23:19

    Le biomasse legnose…

    Per biomasse legnose, o biomasse ligno-cellusoiche, si intendono le biomasse composte principalmente da lignina e cellulosa, che possono provenire dal settore forestale come residui delle utilizzazioni boschive, oppure essere scarti delle indus…

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    LANA DI PECORA COME ISOLANTE

    Prendendo spunto dalla richiesta di una nostra lettrice, ecco alcune informazioni in merito all’uso della lana di pecora di pecora come isolante. Sappiamo infatti che in questo periodo è tanta l’attenzione in merito all’uso di materiali in edilizia biocompatibili.

    Partiamo intanto dalla produzione della lana di pecora. La disponibilità a livello mondiale di ovini da lana ammonta a circa 1,2 miliardi di capi. Ogni pecora rende da 2,5 a 5kg di lana all’anno. La lana tosata dall’animale vivente viene lavata con sapone di Marsiglia e soda per rimuovere il grasso di lana in eccesso e le eventuali impurità. La lana può quindi essere trattata con sostanze protettive contro gli attacchi di tarme e coleotteri e antiinfiammabili il procedimento di aghettatura per la formazione del feltro viene operato meccanicamente senza uso di leganti. Alcuni prodotti vengono lavorati su una griglia a base di poliammide o provviste di fibre di supporto.

    Ma come viene applicata la lana di pecora in edilizia? Le lane di pecora vengono proposte sotto forma di feltro isolante, tappetinì, pannelli acustici anti calpestio e lana di tamponatura. La lana non può essere applicata in zone ad alta sollecitazione statica. I tappetini per l’isolamento tra travi portanti e nelle pareti interne ed esterne di costruzioni a montanti in legno come pure per l’isolamento di pareti esterne dietro a tavolato in legno (facciate sospese) e tra i legni di imbottitura nei pavimenti. Il materiale isolante a base di lana di pecora e particolarmente idoneo per le costruzioni in legno in quanto si adegua al suo lavorio ed è in grado di assorbire umidità fino ad un terzo del proprio peso senza perdere praticamente l’azione isolante. I rotoli possono essere forniti in diverse larghezze a seconda della costruzione in cui vanno inseriti, Il taglio può essere operato con un semplice paio di forbici oppure con un’apparecchiatura di taglio speciale fornita dal produttore. Il fissaggio viene operato principalmente a più strati mediante graffette.

    Ma quali sono le caratteristiche e le proprietà della lana di pecora? Ha buone proprietà sia termoisolanti che fonoisolanti( ? =0,04- 0,045W/mK). Il coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore acqueo µ è 1-2. Recenti studi hanno dimostrato che la lana di pecora oltre all’umidità dell’aria può assorbire e neutralizzare fino ad un certo grado anche le sostanze nocive presenti nell’aria. La lana di pecora è permeabile al vapore acqueo ed è in grado di resistere all’umidità per breve tempo, però deve essere protetta contro le tarme con un sistema adeguato a rendere le fibre indigeribili per questi insetti. La lavorazione è agevole in quanto si tratta di un prodotto inodore e che solleva pochissima polvere, In confronto ad altre fibre naturali, i materiali isolanti a base di lana di pecora presentano un punto d’infiammabilità piuttosto elevato. Classe di infiammabilità 2 (normale).

    Infine alcune considerazioni sull’aspetto ecologico e sanitario della lana di pecora
    L’allevamento ovino estensivo contribuisce alla conservazione del paesaggio colturale e culturale. Nelle regioni europee la lana di pecora è un sottoprodotto dell’allevamento di pecore madri e appare opportuno trasformare la lana in eccedenza in un prodotto a lunga durata. Il dispendio di energia per la produzione dei materiali isolanti a base di lana di pecora è in proporzione piuttosto basso. Le condizioni di produzione possono essere giudicate positive, mentre l’uso di pesticidi può creare qualche problema nel caso dei grandi allevamenti per esempio in Nuova Zelanda. La lana di pecora può essere riutilizzata anche se all’occorrenza potrebbe essere necessario rinnovare l’impermeabilizzazione. Alcuni produttori addirittura la ritirano per trasformarla in lana da tamponatura o pannelll isolanti. Il compostaggio e possibile entro poche settimane. A questo scopo deve essere rimossa la griglia a base di poliammide eventualmente presente. I prodotti impregnati con sale di boro non seno adatti al compostaggio, in quanto provocherebbero delle lisciviazoni inammissibili. A differenza delle fibre vegetali la lana di pecora deve essere trattata contro i parassiti, ma una volta montato il materiale non crea alcun problema.

    Di seguito riportiamo le caratteristiche tecniche di pannelli di lana di pecora presenti in commercio.

    DIMENSIONI E CONFEZIONI

    Nome prodotto

    Densità
    kg/mc

    Spessore
    mm

    Pannelli
    cm x cm

    mq
    x pacco

    Pannelli
    x pacco

    mq
    x pallet

    Pacchi
    x pallet

    Applicazione
    consigliata

    NATURTHERM WO 20.50

    20

    50

    120 X 60

    8,64

    12

    69,12

    8

    pareti e solai

    NATURTHERM WO 20.80

    20

    80

    120 X 60

    5,76

    8

    46,08

    8

    pareti e solai

    Su richiesta possono essere realizzati densità e spessori diversi da quelli qui indicati.
    Tutti gli articoli possono essere realizzati in misure e/o confezioni diverse da quelle indicate. E’ possibile produrre anche pannelli ad altezza piano (h. 285-300 cm).
    Tolleranza su massa volumica e spessore ± 10%; tolleranza dimensionale ± 0.5 cm

    CARATTERISTICHE TECNICHE

    COMPOSIZIONE CHIMICA

    85% lana – 15% Poliestere

    COMPORTAMENTO ACUSTICO
    Coefficiente di assorbimento acustico

    UNI EN ISO 20354

    αw =0,8080 kg/m³ 20 mm

    (VALORI CERTIFICATI IN FREQUENZA DISPONIBILI SU RICHIESTA)

    COMPORTAMENTO TERMICO
    Conduttività termica

    UNI 7891

    λ= 0,042 W/mk 20 kg/m³ , 50 mm
    Permeabilità al vapore acqueo

    UNI EN 12086

    δ = 0,23 20 kg/m³ , 50 mm
    Resistenza alla diffusione del vapore acqueo

    UNI EN 12086

    μ = 3,0 20 kg/m³ , 50 mm
    COMPORTAMENTO AL FUOCO
    Potere calorifico inferiore

    EN ISO 1716

    23,45 MJ/Kg

    ANALISI TOSSICOLOGICHE
    Prodotto certificato Oeko Tex standard 100
    RICICLABILITÀ’
    100%
    TEMPERATURA D’ESERCIZIO
    - 40°C+ 80°C