IL CONTO ENERGIA
Spesso sentiamo parlare, a proposito di ristrutturazioni attente alla sostenibilità ambientale e al costo energetico di un edificio, di CONTO ENERGIA. Linkenergy ci aiuta a capire un po’ meglio di che si tratta.
In Italia le sue linee guida sono stabilite dal DECRETO LEGISLATIVO DEL 12 FEBBRAIO 2007.
A differenza del passato, in cui l’incentivazione all’utilizzo delle fonti rinnovabili avveniva mediante assegnazioni di somme a fondo perduto, grazie alle quali il privato poteva limitare il capitale investito, il meccanismo del conto energia è assimilabile ad un finanziamento in conto esercizio.
Il principio che regge il meccanismo del Conto energia consiste nell’incentivazione della produzione elettrica, e non dell’investimento necessario per ottenerla.
Il privato proprietario dell’impianto fotovoltaico percepisce somme in modo continuativo, con cadenza tipicamente mensile, per i primi 20 anni di vita dell’impianto.
Condizione indispensabile all’ottenimento delle tariffe incentivanti è che l’impianto sia connesso alla rete (grid connected). La dimensione nominale dell’impianto fotovoltaico deve essere superiore a 1 kWp. Non sono incentivati dal Conto energia quegli impianti fotovoltaici destinati ad utenze isolate e non raggiunte dalla rete elettrica.
Il guadagno derivante dall’installazione di un impianto fotovoltaico viene sia dalla tariffa del conto energia, sia dal fatto di poter risparmiare i costi del consumo di elettricità utilizzando quella prodotta dall’impianto, o in alternativa di poter usufruire di un ulteriore guadagno vendendo l’energia prodotta dall’impianto direttamente al gestore di rete
Per quel che riguarda il conto energia in pratica, installando un impianto fotovoltaico, si riceve una effettiva erogazione monetaria proporzionale alla produzione di elettricità dell’impianto.
L’erogazione è data da un determinato ammontare per ogni kWh prodotto a seconda della tipologia di integrazione dell’impianto.
Di seguito sono riportate le tariffe incentivanti riconosciute sugli impianti fotovoltaici.
Come già spiegato, a queste bisogna aggiungere il risparmio derivante dal mancato utilizzo della corrente elettrica (nel caso di impianto sotto i 20 kWp in regime di scambio sul posto) o i proventi derivanti dalla vendita della stessa.
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IMPIANTI FOTOVOLTAICI |
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Potenza nominale impianto kWp |
Non Integrato |
Parzialmente Integrato |
Integrato |
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1 < P < 3 |
€ 0,40 |
€ 0,44 |
€ 0,49 |
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3 < P < 20 |
€ 0,38 |
€ 0,42 |
€ 0,46 |
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P > 20 |
€ 0,36 |
€ 0,40 |
€ 0,44 |
Il meccanismo del Conto energia è stato atteso da anni da parte degli operatori del settore, soprattutto quando le sue qualità si sono messe in luce in Germania nel mese di maggio del 2004, dove si è generato un vero e proprio volano economico, occupazionale e culturale. Se si considera che tra gli stati europei l’Italia è uno dei più assolati, soprattutto nelle regioni meridionali, risulta quantomeno curioso che il settore fotovoltaico fosse in assoluto tra i meno sviluppati al mondo, stando ai dati del 2004.
Con le dovute approssimazioni del caso, si rileva come usando tecnologie comuni un impianto fotovoltaico sia in grado di generare approssimativamente 1150 kWh annui per ogni kWp di moduli fotovoltaici installati. Questo valore sale fino a 1900 kWh spostandosi progressivamente verso sud. Questi dati stridono fortemente se paragonati ai 600 kWh/kWp annui della regione tedesca, ai vertici mondiali in quanto a produzione elettrica da fonte fotovoltaica.
La favorevole situazione climatica italiana permette al beneficiario di rientrare interamente dei costi sostenuti entro il decimo anno, e di realizzare approssimativamente altrettanto nei successivi 10 anni. Al sud la situazione migliora ulteriormente, poiché l’investimento tende a rientrare in 8 anni circa.
Per gli impianti non superiori a 20 kW, con il nuovo decreto di febbraio 2007, è possibile scegliere fra 2 opzioni, la prima prevede di sottoscrivere con il distributore locale un contratto di scambio sul posto, in tal caso è incentivata la produzione per i propri consumi e ciò implica che è vantaggioso dimensionare l’impianto sul proprio fabbisogno. Eventuale eccedenza di produzione non viene pagata ma messa in un conto e consumabile sino a tre anni più tardi. L’altra opzione prevede che l’incentivo venga erogato per tutta la produzione immessa in rete o autoconsumata in parte o in toto, in loco e nel momento che viene prodotta.
Una delle domande che un potenziale investitore si pone di solito è: Da dove vengono presi i soldi concessi a coloro che decidono di installare un impianto fotovoltaico?
La copertura finanziaria necessaria all’erogazione di questi importi è garantita da un prelievo tariffario obbligatorio (cod. A3) a sostegno delle fonti rinnovabili di energia, presente dal 1991 in tutte le bollette dell’energia elettrica di tutti gli operatori elettrici italiani. Va comunque segnalato che con la componente A3 sono finanziati anche gli impianti CIP6, tra cui sono presenti non solo quelli alimentati da fonti rinnovabili ma anche quelli alimentati da fonti “assimilate” (cogenerazione, fumi di scarico, scarti di lavorazione e/o di processi industriali, fonti fossili prodotte da giacimenti minori isolati, inceneritori…): ciò ha di fatto impedito e ritardato lo sviluppo del fotovoltaico poiché la componente A3, per i motivi appena citati, è risultata abbastanza onerosa nel finanziamento di queste ultime (nel nostro paese privilegiate rispetto al fotovoltaico). Da gennaio 2007 non possono più essere finanziate nuovi impianti a fonti “assimilate”, ma solo quelli già autorizzati.







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