La fitodepurazione
Per il riuso dell’acqua di scarico degli edifici (lavandini, wc, etc) vengono sfruttate le capacità di assorbimento e depurazione di alcune piante come le canne lacustri poste su un filtro naturale composto di ghiaia e sabbia.
L’acqua che fuoriesce viene ossigenata lungo ruscelli artificiali e può essere riutilizzata per irrigare il giardino o alimentare uno stagno.
Un sistema di bacini impermeabilizzati, realizzati in sito, riempiti con inerti naturali o artificiali, con una profondità variabile in funzione degli obiettivi di depurazione da raggiungere. La superficie dell’impianto è piantumata con specie vegetali adatte al clima e al volume irriguo adottato. Si crea così un ecosistema in cui si forma una ricca popolazione batterica che ossida e metabolizza le sostanze organiche e nitrifica l’azoto organico.
Si ottiene pertanto l’eliminazione dall’acqua reflua delle sostanze organiche biodegradabili, compresa la carica microbiologica.
Grazie alla presenza della vegetazione, sono mantenute le caratteristiche strutturali del letto fitodepurante, l’isolamento termico, la rimozione dei nutrienti e della carica batterica presente negli influenti.
Per il trattamento delle acque reflue domestiche è sufficiente l’istallazione di una vasca prefabbricata monolitica in c.a.v. di opportune dimensioni, consegnata dalle ditte produttrici già fornita di tutte le sue componenti e pronta per essere posizionata in una trinceo di scavo predisposta.
Questa tecnologia ha il vantaggio di occupare una superficie ridotta, di avere un impatto ambientale nullo, di richiedere una scarsa manutenzione e di avere per tutto l’anno un effluente finale a norma di legge, sia per lo scarico in acque superficiali che sul suolo (D.Lgs. n. 152/99 e segg.).







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