Chi ha potuto vedere i tg di oggi sicuramente ha saputo che  finalmente si è giunti a un punto di svolta del Piano Casa. Sono in arrivo 100 mila alloggi nei prossimi 5 anni. Così il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, che ha annunciato la firma del decreto sul Piano Casa da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Cerchiamo allora di capire bene cos’è e come potrà influenzare la nostra vita.

Si tratta del Piano Casa originario per la soluzione della tensione abitativa in Italia, cui solo in un secondo momento ha fatto seguito la proposta di legge per gli incentivi sugli aumenti volumetrici e la riqualificazione edilizia.
 
Abbiamo seguito fin dall’inizio il processo che ha portato alla firma di oggi. Il decreto del Presidente del Consiglio è stato siglato dopo il parere favorevole espresso dalla Conferenza Stato – Regioni e Unificata il 26 febbraio scorso, dal Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, con la delibera dell’8 maggio, cui ha fatto seguito lo sblocco dei fondi da parte della Corte dei Conti. Dei 550 milioni previsti dal precedente Governo 200 sono stati assegnati al social housing, sul quale è lasciata una vasta competenza alle Regioni, mentre 150 sono stati convogliati sul Fondo voluto dal Ministro Tremonti, nel quale è coivolta anche la Cassa Depositi e Prestiti.

La firma è arrivata con nove mesi di ritardo. Il dpcm per la definizione delle modalità operative del Piano Casa era previsto dall’articolo 11 della Legge 133/2008, che ha convertito il Decreto Legge 112/2008 sull’incremento dell’offerta di abitazioni di edilizia residenziale pubblica. Sarà infatti il dpcm a decidere l’effettiva ripartizione delle risorse. Dalla sua entrata in vigore ci saranno 180 giorni di tempo per inoltrare le proposte al Ministero.

 
Ma chi potrà beneficiarne? A seconda delle categorie saranno effettuati interventi diversificati, che si avvarranno di finanziamenti pubblici e privati, procedure snelle e agevolazioni fiscali. Nello specifico parliamo di:
  • Nuclei familiari a basso reddito
  • anziani in condizioni di disagio
  • studenti fuori sede
  • giovani coppie
  • immigrati regolari residenti in Italia da almeno 10 anni o nella stessa Regione da 5 anni

Tutti potranno risultare assegnatari di una abitazione locata a canone sostenibile e sociale. Alcuni alloggi saranno anche destinati in proprietà come prima casa.

I nuovi alloggi realizzati saranno locati per non meno di 25 anni a canone agevolato o per almeno 10 anni con promessa di vendita. Una volta scaduto il termine, gli appartamenti saranno offerti in prelazione agli inquilini  ad un prezzo massimo pari al costo iniziale rivalutato dell’1,3% su base annua, o in forma individuale, ad un prezzo massimo pari al costo iniziale rivalutato del 2% oltre l’inflazione reale. Possibile anche la cessione degli immobili sul mercato o l’offerta a Comuni ed ex Iacp.

Il Piano per il contenimento del disagio abitativo avrà ripercussioni positive sull’occupazione nel settore delle costruzioni. Come previsto dai precedenti accordi tra Stato e Regioni e delibere del Cipe, saranno disponibili inizialmente 200 milioni di euro. La cifra di 550 milioni, messa a disposizione dal precedente Governo, sarà invece raggiunta con i prossimi stanziamenti.
 
All’edilizia residenziale pubblica si assoceranno project financing, agevolazioni per le cooperative edilizie e un sistema integrato di fondi immobiliari, che può già contare su 150 milioni di euro, risorse in parte confluite dalla Finanziaria 2007. Una cifra che secondo le stime attiverà investimenti pari a 3 miliardi di euro. Si prevede la collaborazione con gli Enti Locali, così come la riqualificazione urbana delle aree demaniali.